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Commenti ed opinioni relative all'attualità in generale, non senza incursioni su temi di cultura nonché di politica italiana ed internazionale.
Commenti (giugno 2005):
Recensioni: un libro sul vero nemico di Onu e UE, e un articolo sugli scienziati e la palandrana di Galileo
Ecco un libro che veramente merita, all'indomani dei referendum sulla legge 40, per cominciare ad aprire gli occhi su chi sono veramente i nemici della libertà, del progresso e persino delle donne.
Scritto da due intellettuali e giornaliste femministe, insospettabili di tentazioni fondamentaliste e codine, "Contro il Cristianesimo", ed. Piemme, fa il punto sulle politiche "per i diritti umani" delle Nazioni Unite e della Comunità Europea, e rivela come ormai esse siano dominate da una singolare convergenza tra lobbies di scienziati eugenetisti, multinazionali farmaceutiche, associazioni gay e vetero-libertarie, tutti insieme appassionatamente contro l'uomo e il suo diritto alla vita. Con il Cristianesimo e la Chiesa Cattolica ormai da tempo nel centro del mirino, per essere rimaste quasi le uniche voci ad opporsi.
Sempre nell'ottica del post-referendum, già che ci siamo segnaliamo un articolo comparso nei giorni scorsi sul Foglio: "Si può essere laici e religiosi ... [PDF]" del professor Giorgio Israel, scienziato romano che già dal nome si rivela altrettanto insospettabile di simpatie clericali. Israel ci segnala l'urgenza di riscoprire la pura e semplice realtà delle cose e di ripensare il concetto di laicità. E soprattutto di diffidare dal "mainstream" culturale che ha promosso i falliti referendum sulla soppressione embrionale, composto da un'ex-invincibile armata di giornalisti di sinistra, politici in cerca di visibilità, accademici pret-a-porter, tecnoscienziati firmaioli che si credono ancora ai tempi di Galileo, comici di regime, soubrettes, nani e ballerine, i quali nonostante la clamorosa legnata del 12-13 giugno ora stanno facendo finta che non sia successo niente o al massimo danno distrattamente la colpa al popolo bue.
Dopo i referendum: opinioni poco corrette ma non più isolate
Ci siamo impegnati per l’astensione, anche dalle pagine di questo sito legale, in vista dei referendum del 12-13 giugno sulla soppressione e manipolazione genetica degli embrioni umani.
Nella prima versione di questo articolo, scritta alla vigilia della consultazione, ci dicevamo convinti che i voti validi il successivo lunedì pomeriggio avrebbero raggiunto il fatidico 50% più uno. Ma nel contempo pensavamo che questi referendum avrebbero comunque apportato una grande vittoria, sia per le ragioni dei cattolici che per quelle degli uomini secolarizzati che conservano uno spirito autenticamente liberale.
Ma ora che si è profilata una clamorosa legnata per i promotori del “sì”, inattesa soprattutto per le proporzioni con le quali il corpo elettorale ha smascherato e respinto le loro mistificazioni, nonostante l'assordante ed ossessivo coro propiziatorio dei mezzi di comunicazione, la vittoria - per quanto ci abbia smentiti nelle previsioni - si è dimostrata ancora più grande.
Come acutamente notato da Giuliano Ferrara, capofila degli opinionisti secolari di cui sopra, i referendum sulla legge 40 in Italia hanno segnato in pratica la scomparsa del dissenso cattolico sui temi della vita e della famiglia, ma nello stesso tempo hanno visto la nascita di un dissenso laico.
Nella parte di società – probabilmente maggioritaria – dei non credenti, degli agnostici, dei cattolici puramente nominali, in questa occasione referendaria è emersa la presenza di nuovi ed antichi maestri di pensiero che, nonostante il loro conclamato laicismo, non si sono adeguati alle parole d’ordine della crociata contro i diritti umani, per usare l'appropriata espressione dello stesso Ferrara, che è stata lanciata da radicali e comunisti.
Si è riscoperto che Norberto Bobbio non voleva lasciare ai cattolici il privilegio di dire che non si deve uccidere, e che Jürgen Habermas, dialogando con Joseph Ratzinger, aveva affermato l’esigenza di ridare spazio al pensiero e al linguaggio religioso, e di farsi carico degli stessi nel dibattito politico. Sia pure facendo fatica a farsi sentire, c’è chi si è sgolato per ricordare a color che sanno l’esistenza dell’imperativo kantiano – cioè del nume tutelare della cosiddetta “morale laica” – di “trattare l’uomo sempre come un fine e mai come un mezzo”.
E qualcuno ha fatto notare che pure il Mahatma Gandhi, la cui icona campeggia sul simbolo dei principali promotori del referendum, a suo tempo non risparmiò parole di ferma condanna verso le pretese di onnipotenza della scienza.
Si sono visti politici tradizionalmente legati alla sinistra smarcarsi dai luoghi comuni dell’eugenetica liberale. Persino femministe storiche che hanno dovuto affrontare l’ostracismo del loro ambiente per avere infranto la menzogna secondo cui la legge 40 sarebbe contro le donne. Anche in ambienti tradizionalmente ostili al pensiero cristiano, si sono cominciati a vedere i rischi della dittatura del relativismo, dell’egoismo procreativo, del desiderio assunto a fonte primaria di diritto, dell’io e le sue voglie applicati alla genetica.
Dunque, secondo noi, proprio l'apertura di questo fronte di dissenso laico e liberale sui temi del relativismo morale resterà come la più grande vittoria di verità e di libertà, non destinata ad esaurirsi con i risultati referendari. Dopo questa consultazione, riproporre i vecchi schemi pavloviani sulla Chiesa dogmatica e oscurantista, sulla libertà di pensiero e di scelta come prerogative dei soli laici, sull’etica secolare come unica alternativa lecita rispetto al pensiero religiosamente orientato, sarà assai più difficile.
E a farlo si correrà sempre più il rischio del grottesco, per quanto al momento possa non sembrare: stiamo per accorgerci di come esista tra le genti una sapienza diffusa, che non tiene conto del coro unanime dei mezzi di comunicazione. Una sapienza degli umili che sanno ragionare, o quantomeno intuire la presenza di un fondo di verità insopprimibile e di altrettante grandi menzogne, quando si affrontano i temi fondamentali rispetto alla natura e al destino dell’uomo.
E allora, perché pensavamo che probabilmente il quorum si sarebbe fatto? Per ragioni teologiche. Sì, proprio per quel tipo di ragioni – relative alla realtà sociale ma orientate in senso religioso – che secondo noi durante la campagna referendaria hanno saputo farsi riaprire la porta della cittadinanza civile e culturale. O quantomeno, hanno saputo bussarvi così forte da riuscire ad incrinarla.
Ai tempi della grande emozione mediatica seguita alla morte di Giovanni Paolo II, osservando la processione delle folle che hanno affontato ore e ore di viaggio e di fila pur di essere presenti per un attimo davanti al suo catafalco, non abbiamo potuto evitare di pensare agli abitanti di Gerusalemme nella Domenica delle Palme. Quindi - con un eccesso di diffidenza che ora dobbiamo riconoscere - abbiamo temuto che i già imminenti referendum sarebbero stati l'occasione di rivedere quelle stesse folle, riunite nel cortile di Pilato per il crucifige.
Scrive San Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi (2, 3-12): “ Il mistero dell’iniquità è già in atto. Solo è da attendere fino a quando colui che lo trattiene sia tolto di mezzo. Proprio allora si manifesterà l’iniquo … per opera di Satana, con ogni genere di potenza, e con miracoli e prodigi di menzogna, con tutte le seduzioni dell’iniquità per quelli che si perdono perché non hanno accolto l’amore della verità … Ecco perché Dio manda ad essi un influsso d’errore, perché credano nella menzogna, affinché siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti dell’ingiustizia”.
E’ la cosiddetta “Apocalisse paolina”, l’unica fonte a noi pervenuta in cui l’Apostolo delle genti ha affrontato la questione dei tempi ultimi in maniera esplicita. Deve dunque venire l’Anticristo, “l’uomo iniquo, colui che si oppone”, e deve venire nel mondo “con miracoli e prodigi di menzogna, con tutte le seduzioni dell’iniquità per quelli che si perdono perché non hanno accolto l’amore della verità”.
Quando ciò avverrà nessuno lo sa, perché non conosciamo né il giorno né l’ora, ma sappiamo che dovrà prima essere tolto di mezzo il kathecon, cioè “colui che lo trattiene”. Gli esegeti hanno variamente interpretato quest'ultima figura: per alcuni si trattava dell’Impero Romano, per altri della Chiesa, per altri ancora di ogni uomo giusto che cammina sulla via della verità e si contrappone al "mistero d’iniquità che è già in atto".
I sapienti del mondo secolarizzato, forti ed arroganti nel proprio quasi-monopolio sull’interpretazione della realtà, snobbano i discorsi escatologici e li ritengono residui di un pensiero magico ed irrazionale. Ma noi non potevamo non vedere un riflesso di questo mistero anche nelle menzogne su cui si era strutturata – nel corso della campagna referendaria – la difesa ad oltranza del sogno faustiano della manipolazione genetica.
Non ci vergogniamo di dire che abbiamo visto con una certa chiarezza lo stile dello “uomo iniquo” e dei suoi “prodigi di menzogna” nelle false promesse di felicità per le coppie sterili, di figli sani e di guarigione da tutte le malattie: slogan accattivanti che nella realtà della fecondazione assistita non trovano fondamento alcuno, ma che sono stati urlati come fatti reali pregiudicati dalla “legge crudele”.
Così come ne riconoscevamo la presenza nelle sfacciate bugie sulla situazione reale della ricerca scientifica, e in quelle sulla salute e la libertà delle donne che sarebbero state in pericolo; quando invece le donne che si sottoponevano ai bombardamenti ormonali e agli altri trattamenti della Fivet prima della legge 40 stavano sensibilmente peggio, ed erano anche meno libere di scegliere.
Abbiamo intravisto lo stile dell'Iniquo nella tutela sentimentalistica dell’egoismo procreativo, nella ricerca del figlio sano a tutti i costi, che veniva mascherato per amore materno (che a volte vorrebbe realizzarsi espellendo radicalmente il padre, principio di civiltà, dalla dinamica che dà origine alla vita). Ne abbiamo scorto il volto nascosto nella disinvoltura con cui si è avallato l’orrore delle vivisezioni embrionali, delle selezioni eugenetiche, delle banche del seme e degli ovuli alimentate dalla disperazione dei donatori e delle donatrici per pochi soldi, i cui figli una volta cresciuti solo questo avrebbero saputo dei loro genitori biologici.
Lo vediamo ancora nelle sperimentazioni e nelle speculazioni milionarie che tuttora nel mondo della fecondazione assistita, specie nel resto del mondo occidentale, si fanno sulla salute e sui desideri della gente. Tutte cose che nessuno è riuscito a negare che sarebbero state in qualche modo reintrodotte in Italia dalla vittoria dei “sì”. Ma sulle quali si è fatto finta di niente, parlando d’altro.
Difficile non vedere in questa struttura di menzogna e di odio per la vita e la realtà più profonda dell’uomo i segni del mysterium iniquitatis, che secondo San Paolo già opera nel mondo. Il Vangelo di Giovanni definisce la persona del Maligno come bugiardo ed omicida sin dal principio: nell’assalto alla verità e alla vita umana che è stato scatenato dall’eugenetica liberale, è per noi arduo non vederne il modus operandi.
Per questo eravamo convinti che avremmo dovuto essere tolti di mezzo, noi tutti che sia pure indegnamente rappresentavamo la figura del kathecon, di colui che trattiene il mistero dell’iniquità dal manifestarsi pienamente. Ci sembrava difficile che si potessero vincere completamente questo tipo di battaglie, ma la realtà ci ha smentiti e questo ci induce - oltre che a chiedere perdono per aver dubitato un po' dello spirito di sapienza che ha prevalso tra la gente - a sentirci ancora più responsabili.
Nel male della retorica laicista sull’eugenetica e della dittatura del desiderio si sono dunque visti i segni di un bene più grande. Cioè, la rinascita di uno spirito laico autenticamente libero, non disancorato dall’idea di verità, che non si lascia illudere che sui temi che hanno a che fare con le radici della natura umana tutto si possa ridurre ad una questione di opinoni, di linguaggio, di interpretazione.
Per quanto ancora minoritario, anche se meno minoritario di quanto pensassimo, dell’esistenza di questo nuovo spirito di libertà si sono visti, non più in lontananza, i segnali di fumo. La battaglia inizia ora, l'importante è appunto saperne riconoscere i segni. (M.F. 11.6.05)
