Blog Opinioni

Commenti ed opinioni relative all'attualità in generale, non senza incursioni su temi di cultura nonché di politica italiana ed internazionale.
Commenti (settembre 2009):
Lettera aperta a Avvenire
dal blog: Il Filo a Piombo
Egregio direttore dott. Tarquinio,
se non la buttavate così spudoramente in politica era meglio.
Avremmo solidarizzato con molto minore imbarazzo, verso un uomo che si è visto ingiustamente inchiodato a un proprio errore. Lo avremmo fatto senza riserve, da figli di quella Chiesa che sempre ci insegna a non giudicare, e a distinguere tra il peccato e il peccatore.
Tuttavia, non è rispettoso dei vostri lettori continuare a fingere che noi si sia tutti così faziosi e creduloni da non esserci tuttora accorti che quella sentenza esiste, e che non si sta parlando soltanto di una lettera anonima.
Nel momento in cui il dottor Boffo non ha nemmeno voluto rendere pubblici gli atti, e onorare fino in fondo la verità, è stato offensivo verso la nostra intelligenza puntare tutto sulla tesi della diffamazione e della calunnia.
Va bene, siamo cattolici che vivono nel mondo, e quindi siamo uomini di mondo, oltre che persone caritatevoli. Possiamo capire che nella vita possa capitare la sfortuna di lasciare il cellulare incustodito, e di vedersi così traditi da un amico scapestrato che lo usa per molestare una ragazza, che oltretutto ci conosce.
Può capitare che, per ulteriore sfortuna, questo amico finisca per morire prima di poter sistemare tutto prendendosi la colpa davanti al giudice… e può anche capitare anche di essere così incredibilmente sfortunati che poi vada a finire che la ragazza molestata rimette la querela ma poi non fa a tempo, o si scorda, o si rifiuta o chissà cosa… però alla fine non va a dire al giudice che conosce la tua voce e quindi sa che non eri tu il molestatore, e quindi devono assolverti.
E tanto per non farsi mancare nulla, può anche capitare che quando, per colpa di quella incredibile vicenda, dopo qualche anno ci si trova vilipesi davanti al mondo come molestatori e “noti omosessuali”, ecco, proprio allora - sul più brutto - può capitare che quella stessa ragazza si trinceri dietro il no comment, e ancora una volta non ritenga nemmeno il caso di dire che era il molestatore era un altro e che in quella brutta storia l’omosessualità non c’entrava nulla.
Insomma, può capitare di finire per essere pregiudicati a causa di una serie di coincidenze così sfortunate. Però forse a quel punto occorrerebbe un po’ di prudenza prima di cominciare a gridare alla calunnia e alla diffamazione, se capita che un collega poco caritatevole ti rinfacci la cosa davanti a tutti e non voglia nemmeno lui, come i giudici, credere a quanto sia stata sfortunata la tua vicenda.
Eppure lei, appena insediato come Direttore ad interim, invece di provare a voltare pagina e a farci dimenticare, ci ha subito chiesto di giudicare proprio su quella vicenda e sulla tesi della diffamazione. Con un’impermeabilità verso l’evidenza dei fatti – specie quando ha tirato in ballo le televisioni – che francamente da lei non ci saremmo aspettati, avendo letto i suoi articoli.
A quella parte di pubblico che ancora riesce a ragionare senza criteri di schieramento, si è data l’idea che anche tra gli uomini di comunicazione cattolici la logica familiare (nel senso peggiore della parola) prevalga su tutto. Anche su quell’amore per la verità nella carità, al quale siamo stati recentemente richiamati da Papa Benedetto.
In un Paese dove ormai, almeno in certi ambienti, anche i ragazzi che tornano a casa con una brutta pagella sono tentati di dare la colpa a Berlusconi, non si sentiva il bisogno di vedere anche il vostro giornale cedere così spudoratamente a questo facile richiamo.
Ne ha perso di credibilità tutto Avvenire, e francamente si è rimasti attoniti nel vedere che questo modo così scomposto di affrontare la spiacevole questione sia stato adottato, per primo, dal massimo rappresentante della vostra “casa editrice”.
Dal Cardinale Bagnasco era davvero il minimo aspettarsi maggior prudenza. Non è accettabile che non abbia tenuto presente che lui non rappresenta un gruppo di testate giornalistiche, bensì tutto l’episcopato italiano, mentre Vittorio Feltri, al contrario, rappresenta solo un giornale e non il capo del Governo.
In queste situazioni, polemizzare soltanto tra pari grado, e con i modi e i toni che si addicono alla realtà che si rappresenta, sarebbe stato molto più che opportuno.
Insomma, caro Direttore, lei ha esplicitamente chiesto ai lettori di giudicare: non sia così sicuro della loro opinione.
