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Commenti (ottobre 2007):
Ici e Finanziaria 2008: nuova aggressione ai padri di famiglia
Dal Blog: Il Filo a Piombo
E’ difficile commentare già ora la Finanziaria 2008, vista la debolezza politica del governo Prodi nei confronti delle istanze dell’estrema sinistra.
Proprio in questi giorni tale debolezza – che già è costata al Paese somme enormi, in termini di spesa pubblica e quindi di pressione sui contribuenti – si è manifestata per l’ennesima volta con le modifiche unilaterali proposte dall’esecutivo sul cosiddetto “pacchetto welfare”.
Con ogni probabilità, dunque, il disegno della legge finanziaria verrà stravolto più volte durante il cammino parlamentare, soprattutto per quanto riguarda le pur scarse promesse di tregua fiscale.
Già ora, tuttavia, a leggere i progetti del governo si profila una nuova aggressione nei confronti delle famiglie, e in particolare di quelle che vivono del lavoro di un padre.
Infatti, ricorderete che da parte del Ministro dell’economia era stato inizialmente promesso a tutti i cittadini – per venire incontro alle pressioni dei “moderati” della compagine governativa – un aumento della detrazione già ora applicabile sull’Ici gravante sulla prima casa. Quest’ultima sarebbe pertanto dovuta passare ad un massimo di 290 euro.
Il tentativo di Padoa Schioppa era chiaramente quello di indorare la pillola della probabile imminente nuova revisione degli estimi catastali, e quindi della nuova stangata patrimoniale sui proprietari di immobili.
Un tentativo maldestro e micragnoso, non solo in quanto non ne è mai stata ben definita l’entità, ma soprattutto in quanto il presunto sgravio dovrebbe essere modulato sulla base del reddito dei proprietari.
L’esperienza della finanziaria precedente ci insegna che è proprio in questi demagogici tentativi di agganciare le riduzioni di imposta al reddito del singolo (tantopiù se si tratta, come nella fattispecie, di un’imposta patrimoniale) che si nasconde la fregatura per le famiglie.
Anche stavolta, infatti, pare che la prima tipologia di contribuente che verrà sbeffeggiata dal progetto governativo sarà quella del padre di famiglia, e ancor più quella del padre separato.
Ciò in quanto, almeno stando a quel che si è appreso fino ad ora, la detrazione dovrebbe spettare solo ai proprietari di prima casa con redditi inferiori a 50 mila euro annui, senza tenere in minima considerazione il loro stato di famiglia.
Così, un padre che mantiene una più o meno numerosa prole il più delle volte sarà escluso dalla detrazione. Infatti, nella realtà sociale che il Ministro dell’economia ha più volte dimostrato di ignorare, è assai difficile che un contribuente di questo tipo possa permettersi un reddito inferiore, specie se – oltre all’onere del mantenimento dei figli più o meno “bamboccioni” – si è assunto anche quello di tenere a casa la moglie.
Solo se la fiducia di un simile nucleo familiare nei confronti del futuro, al tempo dell’acquisto della prima casa, fosse arrivata al punto tale di cointestarsi la stessa tra i due coniugi, la nuova detrazione si potrà applicare. Ma solo sul 50% di proprietà della moglie casalinga.
Nel caso che invece la signora lavori anch’essa fuori casa, magari grazie al fatto di non avere figli piccoli da accudire, l'aumento di detrazione si potrà applicare per intero e sul reddito di entrambi.
Ciò anche se le entrate familiari complessive dovessero superare di gran lunga i 50 mila euro, come avviene nella maggioranza delle famiglie dove i coniugi lavorano tutti e due, purchè tale soglia reddituale non sia oltrepassata da ciascuno dei proprietari dell’abitazione, considerato singolarmente.
La beffa dunque sarà ancora una volta a carico delle famiglie monoreddito, e ancor più di quelle numerose, le stesse che già erano state pesantemente penalizzate dalla Finanziaria 2007.
Oltre a ciò, si consideri che questi contribuenti già sono storicamente gravati dal fattore per cui l’Ici, di fatto, viene calcolata sulle dimensioni dell’abitazione, che nel loro caso è solitamente più grande di quella delle coppie senza figli o con un figlio solo, e ancor più degli appartamenti dei singles, senza che questo dipenda da una particolare propensione al lusso dei loro allegri e numerosi nuclei familiari.
Ma anche i padri separati non hanno di che stare allegri: se, come in realtà accade nella gran parte delle situazioni, l’abitazione familiare era stata assegnata da parte del Tribunale alla loro moglie e ai figli minori, la nuova detrazione spetterà solo a quest’ultima, indipendentemente dalla proprietà dell’immobile. Il caso infatti è stato espressamente previsto in questi termini nel progetto del governo.
Vale a dire che, anche qualora l’abitazione familiare fosse cointestata ai due coniugi separati, la moglie assegnataria pagherà l’Ici al 50%, ma godendo per se stessa dell’intera detrazione.
Invece, il padre che è dovuto uscire di casa al momento della separazione dovrà pagare per intero l’Ici sul suo residuo 50%, senza godere per nulla dell'aumento di detrazione. Ciò anche se il suo reddito fosse inferiore ai fatidici 50 mila euro annui.
Infatti, in queste ultime situazioni si deve presumere che l’abitazione dove continuano a vivere moglie e figli non sia più la “prima casa” del padre separato. Nonostante che il resto della sua ex-famiglia continui ad usufruirne, di solito grazie anche ai suoi assegni di mantenimento.
Inoltre, come da noi denunciato a suo tempo in questo blog, già con la scorsa Finanziaria 2007 i predetti assegni erano diventati indeducibili per il coniuge erogante, in un gran numero di casi.
Rosy Bindi, sedicente ministra per la famiglia, dovrebbe avere di che riflettere su questi dati, visto che le maggiori pressioni per un aumento degli sgravi sull’Ici provenivano oltretutto da quello che, almeno prima della nascita del PD, era proprio il suo partito.
Ma probabilmente la ministra non lo farà, visto che ha più volte dichiarato apertamente di essere contraria a favorire le famiglie monoreddito, in quanto nelle stesse - per definizione - la moglie non lavora, e questo a suo dire è un retaggio del passato da superare.
Ancora una volta, spetterà quindi alle famiglie “vere” che abitano il nostro Paese – che nella stragrande maggioranza dei casi sono proprietarie della casa dove vivono, e di questi tempi già faticano non poco ad affrontare la crescita dei tassi sui mutui – fare sapere al ministro Bindi, e a tutto il governo, che ne pensano della loro politica fiscale.
Sperando che ve ne sia occasione presto, o meglio prima che sia troppo tardi. (M.F. 15.10.07)
